SAN GIOVANNI IN MARIGNANO – Un altro traguardo raggiunto, un’altra vittoria conquistata, ma la voglia di smettere ancora non c’è. A 38 anni Serena Ortolani centra la Serie A1 con la maglia di San Giovanni in Marignano e lo fa da protagonista, capitana e guida di un gruppo giovane e affiatato. Lontana da proclami e retoriche, la sua è una storia fatta di pallavolo vissuta con passione, consapevolezza e – ancora oggi – tanto entusiasmo. "Sul più bello, adesso che siamo in A1, non mi fermo. E poi ho l’estate per recuperare...", sorride.
In carriera ha vinto ovunque – da Bergamo a Pesaro, da Conegliano a Casalmaggiore – e ha attraversato epoche diverse della pallavolo femminile italiana. Adesso si gode questa nuova vittoria come tante altre, ma con una maturità diversa: "Ogni vittoria ha il suo percorso. Ma la verità è che mi sto ancora divertendo."
Come sta dopo la promozione in A1? "Bene, molto contenta. È stata una grande soddisfazione."
C’è chi dice che fosse tutto scontato, che avevate la squadra più forte. È vero? "No, assolutamente. Eravamo considerate quinte nel ranking iniziale. Siamo una squadra giovane, a parte me ovviamente. C’erano Busto, Trento, Messina, Macerata... tutte più accreditate."
Ogni vittoria ha un peso diverso, ma tutte sono speciali? "Sì, ognuna ha il suo percorso, la sua storia, il suo gruppo. La cosa più bella è il viaggio, più ancora del trofeo. Le sofferenze, le fatiche, le piccole conquiste giorno dopo giorno… alla fine è questo che ti rimane."
In questa squadra lei era la veterana. Che differenza c’è con quando era lei la più giovane? "È lo stesso meccanismo, ma invertito. All’epoca assorbivo tutto dalle grandi. Oggi cerco di trasmettere ciò che la pallavolo ha insegnato a me. Non voglio insegnare, perché ognuna scopre da sé il proprio percorso, ma posso provare a condividere la mia esperienza."
Veterana brontolona o veterana ‘mamma’? "Bonacciona, dai. Quest’anno avevo come vicecapitana Cecilia Nicolini, lei è più tosta, più sanguigna. Ci compensiamo bene."
Ci sono stati momenti difficili in stagione? "Niente è mai sicuro, ma siamo state un gruppo di pazze. Le ragazze fantasticavano tantissimo. ‘Immagina se vinciamo’, dicevano. Quella mentalità ha fatto la differenza."
Abbiamo visto il suo discorso in campo dopo la promozione. Belle parole e grande coinvolgimento. "Sì, ci vogliamo bene. È un gruppo fantastico. Ci sosteniamo sempre, anche nei momenti complicati. E quando c’è gruppo fuori, si vede anche dentro al campo."
Se ripensa alla carriera, quali sono i ricordi più forti? "Difficile scegliere. Ogni anno è diverso. Casalmaggiore con lo Scudetto, Conegliano con la prima vittoria... sono esperienze diverse, ma tutte intense. Sono stata fortunata: ho sempre giocato in squadre con obiettivi importanti."
E questa società? "San Giovanni è una favola. Una famiglia vera. Il presidente ci mette passione, ci lascia lavorare senza pressioni, ma con tanta fiducia. E Massimo, il nostro allenatore, è stato bravissimo: ci ha guidate sempre con lucidità."
Capitolo Nazionale: che ricordi ha? "Non sono i miei ricordi migliori, anche se ci sono stati momenti bellissimi. Gli Europei, la Coppa del Mondo… ma ho avuto anche momenti duri. A un certo punto ho perso fiducia, avevo paura di andare in campo. Ho chiesto aiuto a un mental coach. E mi ha cambiato la vita."
Ha anche cambiato ruolo nel tempo, giusto? "Sì, ho iniziato da centrale! Poi posto 4, poi opposto. Alla fine l’opposto è il mio ruolo. Mi mettevano sempre fuori dalla ricezione… era un segnale!"
Che ruolo vuole avere da grande? "Non lo so. Forse mental coach, forse allenatrice, forse preparatrice atletica… magari tutte e tre! Ma bisogna studiare, e studiare non è la mia passione!"
Ma quindi il prossimo anno gioca ancora? "Eh certo! Proprio adesso che siamo in A1? Non mi fermo sul più bello. E poi ho l’estate per recuperare, senza Nazionale. Si va avanti!"
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